"La strada di campagna"
Regina Ullmann
Adelphi Editore
"Per quanto dura sia, in una maniera invisibile, segreta, si vive comunque in un turbine. Da qualche parte, in questa vita, dev’esserci in verità una musica da ballo che non siamo ancora riusciti del tutto a scoprire."
Leggendo i racconti di "La strada di campagna", pubblicato da Adelphi Editore e tradotto da Daria Biagi, si entra in un "turbine" che fa precipitare in una realtà parallela.
Simbolica, fiabesca, a tratti illusoria, illuminata da una sacralità scandita dalla purezza della scrittura.
"Una veglia sognante", un'attesa, un tempo dilatato: è questa la percezione che si prova.
L'incanto di un paesaggio cangiante, la brezza che sembra una carezza, gli animali che nella bizzarria dei comportamenti sanciscono la loro presenza.
C'è una sofferenza che emerge come chiazza che non si può cancellare.
Sfilano i personaggi e tutti hanno una svagata dissolvenza, come fogli di un libro che parla di antiche memorie.
Regina Ullmann, nata nel 1884, ebbe una vita travagliata.
Per sfuggire alla follia nazista fu costretta a trasferirsi in Svizzera.
Ebrea convertita al cristianesimo ebbe una visione della religiosità laica e questa impronta è presente nelle sue storie.
Nella terra e nel cielo, nei piccoli gesti, nel dolore e nella estrema bellezza si imprime il segno del sovrannaturale.

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