"La mucca partorisce di notte"
Pajtim Stotovci
Sellerio Editore
"I bambini che giocano mi ricordano un passato che pensavo di essermi lasciato alle spalle, quello che credevo di aver rimosso, quello che non sopporto di ricordare."
Pajtim Stotovci è un autore che amo molto per la sua capacità di raccontare la realtà con una ferocia poetica.
"Le transizioni" mi ha fatto riflettere sull'identità, "Gli invisibili" mi ha trasmesso il dolore per una storia d'amore impossibile.
La nuova prova letteraria pubblicata da Sellerio Editore e tradotta da Nicola Rainò, mi ha travolta.
"La mucca partorisce di notte" è il testo dove l'autore va così a fondo da lasciare senza parole.
Il bambino che conosciamo nelle prime pagine arriva in Kossovo insieme alla famiglia e scopre cosa significa essere esuli.
In quella terra inospitale conosce la violenza e la rabbia del nonno, sente che se vuole sopravvivere deve affidarsi alla fantasia.
Un episodio doloroso gli si conficca nella mente e quando da adulto crede di non farcela capisce che deve tornare nei luoghi dell'infanzia.
"Mi dico davanti allo specchio che le cose devono cambiare, sono sempre così angosciato, e così stanco, e così stufo, e così infelice, e così indifferente, che sono diventato estraneo anche a me stesso."
La trama è costellata da un costante confronto con la realtà, è il bisogno di trovare pace.
Ma Statovci è non è uno scrittore che consola e perdona.
La sua parola sa essere impietosa.
Le sue domande sulla sessualità, sull'esclusione sociale, sull'isolamento sono lezioni di vita.
Non c'è spazio per il compatimento e per il vittimismo.
Nonostante tutto trapela un immaginario sorprendente e questa capacità di andare oltre i confini del reale crea un'atmosfera particolare.
Un libro molto bello, furioso, introspettivo, diretto.

Commenti
Posta un commento