"Perché gli ulivi sono storti"
Luisa Pessina
minimum fax
Che Luisa Pessina si sia laureata alla Scuola Holden si intuisce fin dalle prime pagine del suo primo romanzo.
"Perché gli ulivi sono storti", pubblicato da minimum fax, ha un linguaggio gotico, una mescolanza di suoni, una scansione narrativa che pur essendo ambientato nel Secondo Dopoguerra ha tratti che al nostro presente si agganciano.
Teatro della vicenda è il manicomio di Volterra dove venivano rinchiusi i matti e tutti coloro che rappresentavano un pericolo per la società.
Diversi, emarginati, orfani, soldati devastati dal conflitto, donne considerate disubbidienti.
Un luogo di violenze fisiche e psicologiche, accompagnato da una ossessiva ripetitività quotidiana.
Il "Citrullo", ex paziente, che si occupa di tutto, Vera, troppo emancipata per il suo tempo, lo Storto che ha squarciato una tela di Raffaello, la Strega con i suoi rituali inusuali rappresentano simbolicamente scarti umani.
L'autrice riesce a cogliere quell'impercettibile spazio tra disagio mentale e umanità.
Ci fa entrare in sintonia con quell'universo sofferente e attraverso le loro voci e le loro movenze registriamo il vuoto esistenziale di una mentalità che giudica e non accoglie.
Un libro che ci interroga sulle responsabilità di coloro che ieri come oggi non accettano la diversità.
La lucidità della narrazione senza forzature pietistiche è uno dei tratti distintivi del testo.
Ci chiediamo chi sono i veri malati e quanto l'ignoranza, i pregiudizi, i falsi moralismi siano il vero male.
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