"D'estate e di morte"
Romano De Marco
66thand2nd
"Che significato hanno, per noi, le vite degli altri? Sono delle comparse, degli oggetti di scena, nulla di più che macchie di colore sullo sfondo. Noi siamo parte del mondo solo in apparenza. In realtà viviamo in un microcosmo limitato di affetti, interessi, luoghi. Qualche volta le nostre vite interferiscono con quelle degli altri, ma raramente entrano davvero a farne parte."
Romano De Marco dà un taglio nuovo al noir.
Lo fa con la competenza del giallista che sa dove e come creare tensione narrativa e contemporaneamente sviluppando una trama che inizialmente sembra il pretesto per raccontare gli anni ottanta.
Protagonista di "D'estate e di morte", pubblicato da 66thand2nd, è Enrico che insieme alla moglie Matilda e la figlia Chiara torna ad Ortona durante l'estate.
Ha cinquantotto anni, dirigente d'azienda a Milano, segnato da un evento avvenuto quarant'anni prima quando la fidanzata Paola fu brutalmente uccisa e stuprata.
A distanza di tanti anni la ferita non si è rimarginata e il cinismo ha preso un posto d'onore nella sua esistenza.
Gli amici del gruppo scout insieme al sacerdote che li ha seguiti in quell'estate di fuoco hanno deciso di commemorare l'amica con una targa.
Sarà la causa scatenante di un flusso di coscienza dove al dolore si associa il senso di colpa.
Emergono segreti e una verità che non ci aspettavamo.
Il finale ci lascia basiti.
Forse una provocazione dell'autore che vuole costringerci a non accettare le menzogne, a non chiuderci in un cinismo che annebbia la mente.
Un costrutto narrativo spettacolare, un'opera teatrale dove ognuno si cela e si protegge.
Un viaggio nella memoria in un territorio scosceso.
Una città che non è solo sfondo ma simbolo di una provincia che facilmente dimentica.

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