"Saraswati"
Gurnaik Johal
Neri Pozza
«Tanto tempo fa» aggiunse, «qui scorreva il fiume più grande mai esistito. Il più speciale. Più ancora del Gange. Ma poi Ma Saraswati è sparita sotto terra, svanita. Hanno cercato di farci credere che non è mai esistita, che era solo una leggenda. Ma ecco che è tornata».
"Saraswati", pubblicato da Neri Pozza e tradotto da Luigi Maria Sponzilli, è viaggio mitologico, antropologico, culturale.
Va letto prendendosi del tempo perché interseca tante storie ed ognuna contiene un messaggio da decifrare.
Parla di passato, di presente e di futuro.
Dell'India dove i divieti di casta erano inviolabili, dove la superstizione regnava sovrana.
Della stessa Nazione che vorrebbe proiettarsi nel futuro ma una politica populista affievolisce le coscienze.
Di imprenditori senza scrupoli, del disastro ambientale, di chi abbandona la sua terra ma torna perché ama le sue radici.
Di riti ancestrali, di una dea che per sfuggire a Brama si trasforma in fiume.
Quel corso d'acqua scomparso riappare ed è un segno del destino.
Satnam da Londra arriva in un villaggio del Punjab per il funerale della nonna e sceglie di fermarsi.
È solo uno dei tanti protagonisti di un romanzo sfaccettato che attingendo alla mitologia unisce attraverso un filo invisibile popoli e lingue differenti.
Incontrerete una biologa delle Mauritius, un archeologo del Kenja, una musicista canadese, un stutman di Bollywood e un orfano del Pakistan.
Destini intrecciati da un'antica leggenda.
Il giovane Gurnaik Johal, anglo indiano, scrive un testo portentoso.
La qualità della scrittura, i quadri narrativi che si vanno allineando, l'atmosfera evocativa, le suggestioni visive, la modernità di alcune tematiche creano una polifonia che riscrive il mondo.
Quel mondo così diviso, così complesso forse per la prima volta grazie alla letteratura trova linguaggi e espressività comuni.

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