"Hanno fatto bingo"
Lana Corujo
Gran Via Editore
"Se io allungo la mia mano, dall'altra parte c'è sempre la sua, più scura e piccola."
Una voce narrante e una sorella più piccola, Aleja.
Una sorellanza che esce dai canoni affettivi.
È unione e voglia di allontanarsi, è vicinanza e tormento.
"Mia sorella esiste come un satellite attorno a me."
La simbiosi è difesa dal mondo degli adulti così distanti, così opachi.
Le lacrime della madre, le assenze della nonna impegnata a giocare a bingo mentre i giochi inventati costruiscono un universo parallelo.
A dominare il paesaggio "L'impiccato", un vulcano dalla forma simbolica che scoprirete.
"Hanno fatto bingo", pubblicato da Gran Via e tradotto da Elisa Tramontin, procede per capitoli numerati.
È come se si volesse dare corpo al tempo, renderlo immortale.
Brevi capitoli si alternano a inquietudini e fughe della mente.
Un evento drammatico sarà il punto di non ritorno, come un abisso che può risucchiare.
Ma la parola resta a testimoniare ciò che resta.
Con una scrittura pervasiva, a tratti ossessiva, ridondante di immagini Lana Corujo ha un esordio narrativo sorprendente.
Colpisce la tonalità e lo stile di un costrutto cangiante, fatto di spigoli e di lampi, di rimpianti e di sentimenti contrastanti.
Il romanzo resta nella mente come un viaggio per elaborare la perdita, rimodulare i legami di sangue, accettare la persistenza del dolore.
Restano "due farfalle", il non detto da interpretare e un mondo da ricostruire.

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