"La sera in cui Bobby non scese a giocare"
Mayra Montero
Guanda Editore
Finzione e autobiografia si mescolano creando una struttura narrativa che ci porta nell'Avana degli anni cinquanta.
Storie parallele quelle che vengono tracciate dalla penna graffiante di Mayra Montero.
Una scrittura dove il tempo oscilla in un'ondulazione che freme di desiderio e di opportunità negate.
Mario è un solitario, orologiaio come il padre, emigrato dalla Polonia.
Nei gesti di un mestiere dove la precisione è necessaria si sublima un'anima che non conosce il piacere.
L'incontro con Regina Wenders, madre di Bobby Fischer, genio degli scacchi, è fulmineo.
È una miccia che non esplode mai attende.
Passano gli anni e il campione di scacchi torna a Cuba.
Si accende una speranza nel cuore di Mario.
Convince una ragazzina, Miriam, ad avvicinare Bobby.
Ed ecco che si accende una luce, un vortice di passione.
Relazione impossibile che arde e riscalda.
"La sera in cui Bobby non scese a giocare", pubblicato da Guanda Editore e tradotto da Roberta Bovaia, è una partita a scacchi dove ogni pedina è un personaggio.
Indipendentemente dalla trama credo che ad irretire il lettore sia la dialettica dell'autrice, la capacità di far nascere passioni, la voracità di una parola che intreccia ossessione e palpitazione, il bisogno di attraversare la Storia cercando di restare indenni.
Le figure femminili dominano il gioco, entrano ed escono dalla scena con la determinazione di chi vuole conoscere il luogo del piacere.
Un libro che nella complessità narrativa mostra gli scherzi audaci del destino.

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