"La lente scura Scritti di viaggio"
Anna Maria Ortese
Adelphi Editore
"Non si sentiva un suono, neppure questa volta, il cielo era celeste sulla campagna tranquilla, sui prati blu, sulle casette rosse e gialle, sul fumo dei camini, sulle code degli scoiattoli che apparivano dovunque, almeno alla mia torturata fantasia, come dipinti per gioco sul grembiule di un bambino."
Ci sono libri che puoi leggere infinite volte nella certezza di trovare nuove frasi, nuovi riferimenti culturali, nuove sfumature lessicali.
Mi succede con le opere di Anna Maria Ortese, Premio Strega nel 1967.
La sua voce è stratificata, suggestiva, magica.
"Ecco il centro, coi suoi caffè spaziosi, pieni d’oro, di mosaici azzurri e viola, di donne velate che bisbigliano; ecco viali ordinati, bellissimi, fiancheggiati fino all’orizzonte da palazzine tra l’europeo e il coloniale; ecco giardini silenziosi, pieni d’ombra, di fontane, di fiori, con aiuole rotonde."
La capacità di guardare oltre, di trasformare l'immagine in una figura retorica, di scavare nei sotterranei dell'animo umano, la critica puntuale alle ingiustizie sociali, la prosa elegante, i lunghi paragrafi dove perdersi tra i fonemi: l'elenco delle doti narrative dell'autrice è riduttivo.
Adelphi Editore ripropone un testo che raccoglie articoli, riflessioni, memorie.
"La lente scura Scritti di viaggio" sono reportage sensitivi e già nel titolo sottendono ciò che dovremo aspettarci.
Ognuno può interpretarli come vuole, io ho colto la necessità di spezzare il velo, di trasformare il colore scuro in un caleidoscopio di riflessi cromatici.
Da nord a sud l'obiettivo è quello di dare un volto e un nome alle discrepanze, alle asimmetrie.
Un'inquietudine che non si placa ma emerge con fiotti incandescenti attraverso una prosa che sfiora la poesia.
I luoghi e le persone diventano protagonisti di una narrazione che non fa sconti a nessuno.
"anche qui è patria - mi dicevo"
La ricerca di radici supera l'idea di casa, definisce un perimetro che oscilla tra la realtà e la finzione, diventa spasmodico tentativo di spegnere una mancanza.
Quel non sentirsi mai completamente presenti, integri, visibili.
Un testo da tenere sul comodino e sfogliare quando si ha voglia di cercare infinito.

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