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"L'estate dei perduti" Anna Kańtoch Voland Editore

 

"L'estate dei perduti"

 

Anna Kańtoch

 

Voland Editore 



 

"Lottavo contro un’ondata di dolore che mi toglieva il respiro. Odio i risvegli, l’istante in cui sono di nuovo colta dalla consapevolezza di quanto è accaduto. Come se ogni volta lo rivivessi. Il sonno è una benedizione, perché cancella i ricordi, ma quelle poche ore di oblio si pagano ogni mattina."

Abbiamo già conosciuto Krystyna, poliziotta di Katowice in Polonia.

Ne abbiamo apprezzato la sensibilità e le qualità investigative in "La primavera degli scomparsi" (2023).

"L'estate dei perduti", pubblicato da Voland Editore e tradotto da Raffaella Belletti, è il secondo volume di una quadrilogia.

La protagonista è una donna doppiamente ferita: la scomparsa del fratello, mai ritrovato, e la recente morte del marito.

Quando viene coinvolta in un complesso caso di omicidio accetta la sfida.

Il lavoro potrebbe salvarla dall'inferno che sta vivendo.

Inoltre finalmente può dimostrare di essere in condizione di occuparsi di un'indagine.

In una casa forestale sono stati trovati morti due adulti e due bambine.

Si è salvato un ragazzo ricoverato in ospedale per l'asportazione della milza.

C'è una sesta persona, una ragazza, che per prima arriva nel luogo del delitto.

Questo è lo scenario ma l'autrice polacca introduce fin da subito elementi destabilizzanti.

È come se volesse anticipare la tensione narrativa che percorre tutto il romanzo.

Colpisce la capacità della protagonista di mettere insieme i tasselli con rigore e spirito di osservazione.

Ad aiutarla l'ispettore capo Wojek Chodura.

La trama si snoda con una certa linearità e i colpi di scena ben dosati arrivano nei momenti giusti.

Un thriller è ben riuscito che non si ferma alla storia ma va oltre mostrando con notevole maestria le dinamiche familiari.

Eccezionale la figura della poliziotta che proprio perché ha conoscenza il dolore si muove con tanta umanità procedendo a piccoli passi verso quella che potrebbe essere la verità.

Si è scritto che il romanzo ha un velo di malinconia.

Credo che non sia questo l'unico sentimento.

Il libro segue due filoni che si uniscono.

La ricerca del colpevole e la lotta della voce narrante per ritrovare interesse nei confronti della vita.

Sono questi due aspetti a trasformare il testo in un viaggio nella psiche.

Bisogna affondare le mani nel passato delle vittime per comprendere il motivo di un così efferato caso giudiziario.

Una prova letteraria promossa a pieni voti.

Anna Kańtoch ci regala una storia articolata, intrigante, molto empatica.

Non ci resta che aspettare il terzo volume.


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