"L'africano"
J.M.G. Le Clézio
La Nave di Teseo
"Ogni essere umano è il risultato di un padre e di una madre. Si può non riconoscerli, non amarli, dubitare di loro. Eppure sono lì, con il loro volto, i loro atteggiamenti, i loro modi e le loro manie, le illusioni, le speranze, la forma delle mani e delle dita dei piedi, il colore degli occhi e dei capelli, il modo di parlare, i pensieri, probabilmente l’ora della morte; ci hanno trasmesso ogni cosa."
"L'africano", pubblicato da La Nave di Teseo e tradotto da Maurizia Balmelli, è un gioiello letterario, un viaggio nel tempo attraverso la poetica della memoria.
Romanzo breve di un'intensità commovente è scoperta di identità, incontro di civiltà, luminosità del ricordo.
J.M.G.Le Clézio, Premio Nobel nel 2008, racconta il suo viaggio insieme alla madre e al fratello in Nigeria.
Siamo nel 1948 e il bambino incontrerà il padre medico per la prima volta.
La magia di una terra assolata, di corpi segnati dal tempo, di volti che interpretano emozioni, di capanne e di erba alta, di savana e di polvere è ricostruita anche attraverso le foto scattate dal padre.
Quest'uomo solitario, enigmatico attrae la curiosità del protagonista.
Ma resta qualcosa che si frappone tra loro e credo che questo libro sia il tentativo postumo di scoprire un modo di amare.
L'approccio all'Africa è sensoriale, visivo.
Mancano ancora "gli aggettivi e sostantivi" e tutto passa attraverso la vista, il tatto, l'udito.
Ogoja, Kano sono luoghi che restano impressi a testimoniare una presenza, un contatto con un mondo così diverso, così altro.
Non credo di sbagliarmi nell'affermare che questa prova letteraria anticipa le tematiche e la filosofia dello scrittore.
Un libro che va letto come un viatico per ritrovarsi, per imparare a cogliere nella diversità la bellezza del confronto.

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