"Mi chiedono di tornare"
Andrés Trapiello
Guanda Editore
"Respirare l’aria di Madrid! L’aria che non c’era in nessun’altra parte del mondo, quella della sierra di Guadarrama, di Velázquez, della libertà. E naturalmente si sentiva un uomo libero in quella Madrid, pur sapendo che su di lui pendeva un mandato di cattura fin dal 1934."
Benjamin Smith torna in Spagna dopo l'esilio negli Stati Uniti dove lavora per i servizi segreti.
Il suo vero nome è Benjamin Cortes, ma nella terra natale è in incognito.
Ha da svolgere una missione segreta: neutralizzare il colonnello franchista Penaflor.
"Mi chiedono di tornare", pubblicato da Guanda Editore e tradotto da Roberta Bovaia, potrebbe sembrare un romanzo di spionaggio.
Leggendolo ci si accorge che è una satira provocatoria della Madrid del 1945.
Una città che se da un lato porta i segni della dittatura dall'altra mostra una società opulenta, vicina e connivente col potere.
A tratti si ha la sensazione di vivere in una commedia dove non manca un sarcasmo amaro.
Quello che intriga è il protagonista combattuto tra il desiderio di godersi la sua terra e la difficoltà a lasciarsi andare.
È un esule che guarda la realtà con occhio critico.
Sarà l'aristocratica Sol Neville a fargli perdere la testa.
"I capelli neri nerissimi, corvini, rendevano più esotici i suoi occhi, di uno strano azzurro, una specie di sintesi tra Lucifero e l’arcangelo Michele."
Una figura femminile perennemente annoiata e infastidita dalle restrizioni del regime.
Il romanzo subisce un mutamento che non vi anticipo ma sappiate che non resterete delusi.
Andrés Trapiello sa scrivere e intrattenere.
Ha una lingua sciolta, riesce a raccontare la Storia senza annoiare, ma soprattutto il suo è un inno all'amore, folle, anarchico, senza regole scritte.

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