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"Quasi una robinia" Marta Cai ABOCA Edizioni

 

"Quasi una robinia"

 

Marta Cai

 

ABOCA Edizioni 



 

"Se il tempo vola, stringe e s’accorcia, lo spazio si dilata e anziché rarefarsi si addensa, è un fango. Sta accadendo, sta accadendo."

"Quasi una robinia", pubblicato da ABOCA, è un atto d'amore, l'ultimo, di una figlia per il padre morente in un hospice.

Le lacrime si trasformano in riflessioni, il dolore diventa luogo del ricordo, la voce non perde lucidità, non urla, non si inceppa.

Ricompone con una lingua limpida, con capitoli brevi un'esperienza che ci appartiene.

Lo fa con un'umanità che ci spiazza, ci consola.

Nello spazio asettico di un luogo che non cura ma accompagna al trapasso ogni gesto è calibrato, deciso.

"Qual è la mia casa? Dov’è? Non quella dove sto dormendo, non quella dove mi sto facendo la doccia, non quella, lontanissima, dove sono i miei figli: è questa dove tu stai morendo e a cui non mi posso abituare."

Sarà una robinia a fare compagnia come un essere vivente che ascolta in silenzio.

E quel silenzio si deve riempire di parole, deve coprire il vuoto, inventare un dialogo, improvvisare un canto d'addio.

Accudire significa offrire conforto, essere in simbiosi con chi soffre.

Bellissimo il riferimento ad Aristotele quando afferma che "le piante sono uomini capovolti, allora gli uomini capovolti sono piante."

Marta Cai scrive un romanzo che ci interroga sul senso della sofferenza, sul viaggio ultimo, sulle illusioni mentali che ci aiutano ad elaborare il lutto.

Ci insegna a trovare un logos altro dove piante e uomini possano dialogare attraverso una unione che trascende la realtà e si fa sperimentazione e quindi spazio di redenzione.


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