"PalazzoKimbo"
Piera Ventre
NNEditore
"La lingua madre dunque era per lei qualcosa di intimo, un alfabeto di cui non si serviva quando voleva mantenere una distanza. Anche con noi, che eravamo figlie sue. Ci scansava dal lessico della città tentando di emanciparci da qualcosa che riteneva infetto, sebbene fosse una parte di sé quella dalla quale voleva allontanarci."
Piera Ventre ci travolge con la sua scrittura sanguigna, senza cedimenti, senza interferenze fantasiose.
Ci racconta Napoli e le sue voci, le tradizioni e i rituali, le stonature e le imperfezioni.
Lo fa con una dolcezza rude, graffiante.
"PalazzoKimbo", pubblicato da NNEditore, è il cuore pulsante di una città, è un palazzone di otto piani, è una madre che stritola e invade, è il paesaggio di periferia, è il gioco proibito, il malocchio che bisogna cacciare, una fabbrica che avvelena la gente, è Zazzà e le pantofole ai piedi, è una televisione a colori, è il colera che arriva birbante, è un gatto che fa compagnia, è l'amica che si vorrebbe imitare, è l'infanzia che scuote i pensieri, è la Storia che pressa e non sente ragioni.
Stella è voce narrante e compagna in un viaggio che non vuole finire.
È il dialetto imparato per strada, è credenza che si fa realtà, è il cuore che cerca di capire il linguaggio complesso dei grandi.
È amore e disamore, sono le ombre notturne che turbano il sonno.
Un romanzo che abbaglia e commuove, che trasuda la poetica aspra di una terra che cerca il suo sole.
È il tempo che non concede tregua, è l'omicidio Moro, le canzonette da canticchiare, la voglia di crescere in fretta.
Una lettura che sa trasmettere il senso di una comunità a volte sbilenca ma vera, radicata al passato, volitiva e tenace.
Quando si arriva al finale si ha voglia di ricominciare perché in ogni pagina ci siamo noi, i nostri impicci, le nostre paure, i desideri e quel prima che non possiamo lasciare perché radice che va coltivata.

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