"Un cuore bianco come un chicco di riso"
Silvia Fanfani
Ponte Alle Grazie
"Tutto riaffiora in una spuma marina che mi colpisce la faccia, nella luce abbacinante, nel caldo rovente, nel chiasso martellante di voci ora concitate, ora meravigliate, di risate, gente, tanta gente, una distesa infinita pullulante di facce braccia dita denti capelli pelle lucida di sudore e fazzoletti e ventagli e cappelli."
Per il decimo anniversario della morte del fratello, una donna convince la madre a seguirla in Giappone.
Un viaggio che ha il sapore del rinvaso di una pianta che non ha più spazio vitale.
"Un cuore bianco come un chicco di riso", pubblicato da Ponte Alle Grazie, ha la leggerezza di un vento leggero, la musicalità di un fiume che scorre lento, la poetica di una rinascita.
È la luce che si infrange sulle cose e le fa risplendere, è un incontro casuale, è una festa di piazza, è la ringhiera di una casa che accoglie.
È il bianco che diluisce il dolore, una risata cristallina, una voce che ti spinge ad andare, una mano che cerca la tua.
È il tuo sangue di madre sperduta che ritrova un ritmo nuovo.
È la folla che percorre le vie e il silenzio che invade la mente.
"C’è il suono della folla, c’è il rumore della folla, ma è un suono che porta in sé un paradosso di silenzio, e sorridente. È un sorriso che a volte è gentile, a volte triste, a volte quello di una maschera."
È un paese dalla cultura antica che si offre per lenire la pena.
Silvia Fanfani alla sua prima prova letteraria mostra un talento raro.
Usa le frasi come fossero merletti, costruisce uno scenario dove la luce predomina sul buio, trova parole che vanno oltre la consolazione forse impossibile.
Regala a tutti noi una elaborazione del lutto salvifica, necessaria per sopravvivere.
Lo fa con una lingua elegante, minimale ma ricca di suoni e di armonie.

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