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"L'inferno è una buona memoria" Michela Murgia Marsilio





Ci sono libri che riescono a farci rielaborare scelte e visioni personali e collettive. Non sono moltissimi e quando se ne scopre uno si ha la certezza di aver trovato un tesoro da custodire e diffondere.
"L'inferno è una buona memoria" di Michela Murgia già intriga per il titolo che preannuncia il cambiamento radicale di interpretare Bene e Male. 
Ma è il progetto che sta dietro alla scrittura che alletta; i "Passaparola" editi da Marsilio nascono da un dibattito tra intellettuali, un modo diverso di fare letteratura.
Creare interazione partendo da un romanzo amato e riannodarlo alle proprie esperienze. Un esercizio non facile voluto dalla scrittrice Chiara Valerio.
"Non esistono libri innocui, perché non siamo innocui noi". Una affermazione che per noi lettori è una coperta calda, finalmente qualcuno comprende che il nostro modo di leggere vuole andare oltre le pagine, i contenuti, le storie. Noi vogliamo essere contaminati, fulminati, cambiati. 
"Le nebbie di Avalon" di Marion Zimmer Bradley è un pretesto per entrare in un presente che ci appartiene. Il ruolo della donna non solo nella letteratura ma nella quotidiana elaborazione di un percorso. Mettendo in discussione un femminismo che è solo parità, rifiutando il ruolo di "perfezione" che ci concede una società ambiziosa, incapace di cogliere anche il valore della debolezza.



Misurarsi con la qualità letteraria di Michela non è impresa facile e scriverne dà le vertigini, perché in 116 pagine ci sono accostamenti e intersezioni storiche, bibliche, antropogiche. Ma soprattutto emerge la narrazione di una vita, libera e capace di rileggere con spirito critico errori e fraintendimenti di una generazione.
Il monologo di Morgana rappresenta il dualismo tra dover essere ed essere, scegliere e farsi scegliere. È poesia cristallina che lacera e sovverte ogni timore di sentirsi "passato". È consapevolezza di "essere estranei nel corpo di un altro", è carne "dove nessun re decide il confine, dove nessun Dio ha voluto farsi carne".
Imparare una "controlettura" e sfidare i canoni estetici e politici che polverizzano le nostre potenzialità, i sogni e le speranze. 
Dire "Non mi basta più" e riscoprire "la differenza che passa tra il confine che ci si è dati e l'orizzonte che continua a sfidarci".


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