"Il lunedì non esiste"
Siân Hughes
Atlantide Edizione
"Dopo la sparizione di Caroline, in un angolino della mia mente credevo davvero di averla uccisa. Nessuno parlava di lei."
Voce narrante è Steffie, ragazzina che non comprende le dinamiche familiari.
Ha imparato a non guardare la realtà quando questa è troppo pesante da accettare.
Ama il padre nonostante sia un violento manipolatore.
Crede di assomigliargli e di essere cattiva come lui.
In casa non si fa il nome della sorella Caroline e ci si abitua ad ignorarne l'esistenza come un ingombro da dimenticare.
La madre è una figura secondaria, vittima senza scampo.
Tra lavori saltuari, un periodo in carcere, la disintossicazione e altri indicibili traumi Steffie si ritrova vecchia, grassa, infuriata col mondo.
Ma non perde mai la capacità di fare autocritica.
Alla morte del padre, forse stanca di sopravvivere, di stare ai margini, di accontentarsi del peggio decide di cercare la sorella.
Ma il nucleo di "Il lunedì non esiste", pubblicato da Atlantide Edizione, non è il finale che non vi svelerò.
È il potere degli uomini sulle donne fragili, il loro bisogno di dominare, l'incapacità di esprimere l'amore.
La protagonista è una donna qualunque che ha lottato giorno dopo giorno contro la precarietà affettiva, contro la povertà, la rabbia che le cova dentro, il senso di colpa che prova a far tacere.
Nella sua esistenza slabbrata rivediamo altri volti che non hanno avuto scelta.
Il romanzo commuove e fa infuriare, riesce a provocare risate e riflessioni.
La scrittura è un fulmine che ci trafigge, è una pozza che non smettiamo di guardare, è la precarietà di un sistema che non protegge chi non ha il coraggio di chiedere aiuto.
Siân Hughes scrive una storia memorabile, lo fa senza edulcorazioni.
La sua è una testimonianza, un viaggio che potrà essere utile a chi sente di non farcela, a chi ha perso la speranza.
Il libro si legge d'un fiato e quando il finale si avvicina si sente come una mancanza.
Si ha voglia di rileggere alcuni passaggi, di ripercorrere il tumulto di Steffie, di sentirla vicina come fosse un'amica, colei che ci ha insegnato ad andare avanti nonostante tutto.

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