"L'invenzione di Morel"
Adolfo Bioy Casares
SUR
"Attraverso arcate di pietra, ho visto ripetersi in otto direzioni, come negli specchi, otto volte la stessa stanza."
Grazie a SUR e alla brillante traduzione di Francesca Lazzarato torna in libreria un classico della letteratura latino americana.
Facile sarebbe accostare "L'invenzione di Morel", pubblicato nel 1940, alla fantascienza ma sarebbe un grave errore.
Pur nutrendosi di elementi fantastici il testo regala una sospensione spazio temporale così vivida da risultare reale.
Voce narrante è un fuggiasco che trova rifugio in un'isola apparentemente disabitata.
Un luogo dove cambiano i paesaggi e dove l'acqua ha un ruolo fondamentale.
La Natura ha un suo linguaggio tutto da sperimentare.
Questo anti eroe per eccellenza si trova a sperimentare l'isolamento, la solitudine e l'incapacità di uscire dalla sua condizione di recluso.
L'isola è una nuova prigione che incute timore e si mostra come un gigante dalle tante facce.
Il museo, la cappella, la piscina assumono forme cangianti e sono specchi di paure irrisolte.
Quando compaiono esseri umani il nostro personaggio impara ad osservarli da lontano.
Sono irraggiungibili, come visioni in movimento.
Una donna diventa oggetto del desiderio ma l'amore è tra le parole proibite.
Adolfo Bioy Casares scrive un romanzo composto da più sfumature interiori.
Rappresenta l'uomo perso in un contesto irreale, costretto ad affrontare sé stesso e i propri demoni.
Un gioiello che ancora oggi riesce a farci sentire naufraghi in una terra ignota.
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