"Golden child"
Claire Adam
66thand2nd
"In questo paese è impossibile fare una vita come si deve."
"Golden child", pubblicato da 66thand2nd e tradotto da Emilia Benghi, racconta una storia che ricorda le tragedie greche.
A Trinidad in una casa costruita su palafitte, circondata dalla foresta vive una famiglia che tra stenti e difficoltà sopravvive.
Clyde lavora alla raffineria, Joy si occupa delle faccende domestiche, i figli gemelli sono circondati da un'atmosfera poco incline alle smancerie.
Peter è il ragazzino brillante, bravissimo a scuola, Paul viene considerato ritardato perché lento nell'apprendimento a causa di un parto difficile.
Un giorno Paul non rientra a casa e da quel momento si entra in una dinamica angosciante, terribile.
Non è solo la scomparsa a rendere opprimente il testo quanto il comportamento che ne segue.
È come se il lettore intuisse qualcosa di inaccettabile ma spera di sbagliarsi.
Durante le ricerche c'è un non detto che risulta assordante.
Al padre tocca prendere una decisione che coinvolge il futuro dei figli e nella sua freddezza c'è tutto un mondo che non conosce la solidarietà e la fiducia negli altri.
Claire Adam descrive la natura umana senza fare sconti mostrando una società abituata a vedere nel denaro una specie di dio, capace di cambiare le sorti.
Nessuno viene assolto, tutti accettano passivamente ciò che è stato scritto dal destino, quel destino inclemente con chi è fragile.
La tensione è a tratti insopportabile e pur se la scrittura è impeccabile si ha voglia di restare fuori da qualcosa di troppo grande, aberrante, inaccettabile.
Nelle ultime scene si percepisce un dolore antico, la mancanza di speranza, la certezza che non ci sarà redenzione e perdono.

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