"Storia della mia fame"
Francesca Marzia Esposito
66thand2nd
"Il corpo diventa materia astratta. Diventa concettuale. Io sono un volume che va ripensato, rimaneggiato, teorizzato a partire dal nulla. Occorre far corrispondere la forma al contenuto."
Ho sempre apprezzato la scrittura di Francesca Marzia Esposito perché è spiazzante, necessaria, inflessibile.
Con "Storia della mia fame", pubblicato da 66thand2nd, ha superato sè stessa.
Una storia intima diventa collettiva grazie ad una parola che trafigge, coinvolge.
Raccontare con onestà un disturbo alimentare senza scadere nell'ovvietà non è facile.
Ci riesce Marzia con quel suo stile graffiante.
Non si concede tregua mentre descrive il suo rapporto con il corpo, con l'ossessione del peso.
Il suo non è un viaggio nella malattia ma la testimonianza e la ricerca del senso dell'esistenza.
Riempire, svuotare, sminuzzare i pensieri, ridurre il volume non solo fisico.
"Il disturbo fa parte di me. Mi vuole bene. Mi accetta così come sono. Il disturbo mi ama. Io e il mio disturbo siamo una coppia, un tutt’uno. Il disturbo è l’unica storia d’amore che ho, che voglio, che mi interessa."
L'autrice mostra in controluce una società schiava della forma fisica, incapace di accettare le imperfezioni.
L'anoressia diventa simbolicamente il luogo della pace, il ritorno alle origini.
"Qui dove sto io è solo luce e numero. Solo l’eco dei pensieri che si allargano e diventano ondulati, cangianti. Tutte le mie paranoie scintillano a metà tra materia e simbolo."
È la poetica dell'annullamento, il vento forte dell'incarnazione in un modello inesistente, il desiderio di esistere.
Un libro da promuovere perché è un invito a lottare, a non arrendersi.
Giorno dopo giorno in una costante sperimentazione del Sè.

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