"Una vita di paese"
Louise Glück
il Saggiatore
"Apro le mie dita — lascio andare tutto.
Mondo visibile, linguaggio, stormire di foglie nella notte, odore d’erba alta, di fumo di legna.
Lascio andare, poi accendo la candela."
Una poetica matura capace di attraversare il tempo.
Affidata a figure evanescenti che escono di scena dopo aver narrato il miracolo dell'esistenza.
Giovani e meno giovani diventano voci calde, appassionate, disilluse, stanche.
"Una vita di paese", pubblicato da il Saggiatore grazie alla traduzione di Massimo Bacigalupo, è tra le più dense espressioni letterarie del Premio Nobel Louise Glück.
"Viale della Fede Tradita, viale della Delusione, viale delle Acacie, degli Ulivi, il vento pieno di foglie d’argento, viale del Tempo Perduto, viale della Libertà che termina in pietra, non al confine del campo ma ai piedi del monte."
Una vena malinconica lascia trasparire l'inquietudine dell'autrice che riesce a farci percepire lo smarrimento di chi ha poca strada da percorrere.
Si alternano le stagioni, cambiano i colori sul villaggio, metafora di quello spazio interiore dove possiamo svelarci.
Frasi lunghe compongono una metrica sciolta, libera, coinvolgente.
Mentre le immagini si susseguono ci sentiamo parte di una comunità dissimile e per questo unica.
Ritroviamo fasi del nostro esistere e il coraggio di guardare indietro senza rimpianti.

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