"North Sentinel"
Jérôme Ferrari
Edizioni e/o
"Il fatto desolante che ai primogeniti maschi della famiglia Romani vengano dati sistematicamente nomi da re, imperatori o eroi antichi è forse un sintomo più che mai trasparente della loro megalomania e dell’assenza totale di senso del ridicolo."
Sono un'appassionata lettrice di Jérôme Ferrari, Premio Goncourt 2012.
I suoi libri non hanno una collocazione di genere ma riescono a far interagire noir, denuncia sociale, psicoanalisi.
Ogni trama è un percorso a sè, mai banale, arricchita da un'ironia abrasiva.
Scrittore, traduttore e professore di filosofia l'autore ha una scrittura ammaliante, ricca di riferimenti sociali e storici.
"North Sentinel", pubblicato da Edizioni e/o grazie alla traduzione di Alberto Bracci Testasecca, svela fin dalle prime pagine l'omicidio di un giovane studente, Alban Genevey.
Conosciamo immediatamente il colpevole, Alexandre Romani, figlio di un ricco possidente.
Siamo spiazzati di fronte alla leggerezza di un gesto violento e ingiustificato.
Potrebbe trattarsi di una tara familiare riconducibile ad un prozio, Pierre Marie, considerato un bandito.
Ma non è questo l'obiettivo di Ferrari.
Sono convinta che due sono le strade da percorrere per entrare nella dinamica del testo.
La dilagante mancanza di ideali e di progetti di una generazione e i danni provocati da un turismo che invade gli spazi altrui senza alcun rispetto.
Altro elemento interessante è rappresentato dalla voce narrante che entra ed esce dalla scena, creando una doppia visione degli eventi.
Il personaggio in questione, da sempre innamorato della cugina Catalina, madre dell'omicida, ha una voce spezzata e una incontrollabile rabbia nei confronti di chi le ha sottratto l'amata.
Commedia all'interno di un racconto che non risparmia feroci accuse a quelli che potremmo definire invasori.
Un libro che ci costringe a riconsiderare il nostro rapporto con il viaggio, con i luoghi e con gli autoctoni.

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