"John figlio di John"
Douglas Stuart
Mondadori
Ambientato nell'isola di Harris, nelle Ibridi Esterne, "John figlio di John", pubblicato da Mondadori e tradotto da Claudio Prosperi, racconta il ritorno a casa di Cal, ventiduenne omosessuale, dopo aver studiato moda ad Edimburgo.
"Lì, agli estremi confini della Scozia, da bambino era stato felice. Gironzolava a piacimento tra la costa e le colline, e anche se già all’epoca non credeva a ogni parola delle Scritture, aveva comunque la percezione di essere piccolo e insignificante, e intuiva che a creare tutto quello doveva essere stato un Dio molto più grande di lui."
Vivere in una grande città gli ha permesso di esplorare sé stesso ma non gli ha garantito un lavoro.
La scelta di rientrare alla casa del padre John è stata sofferta ma necessaria.
Sa che si scontrerà con la mentalità bigotta del genitore, pastore nella chiesa presbiteriana.
Si intuisce fin da subito che il romanzo è stato preceduto da un viaggio di Douglas Stuart nelle Ebridi Esterne.
La descrizione dei luoghi brulli, la conoscenza degli isolani, del loro modo di vivere e relazione con gli altri rendono la scrittura molto vivida e interessante.
Chi conosce le opere dell'autore scozzese sa che è fondamentale il tema dell'identità, dell'accettazione del sè.
Attraverso il conflitto tra due modi di pensare nasce un testo che indaga sulle relazioni affettive, sull'omosessualità, sulle religione.
Le 480 pagine scorrono velocemente grazie ad un linguaggio che va altre le parole.
Diventa un corpo a corpo con il lettore.
Non manca l'ironia che alleggerisce di molto la tensione emotiva.
Credo che sarà John a doversi confrontare con quei sentimenti che ha sempre taciuto e in questa liberazione catartica si concentra il nucleo centrale del libro.
Mi è piaciuto molto l'approccio di Stuart che non forza i cambiamenti ma li accompagna grazie ad una verve narrativa eccezionale.

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