"Malopasso"
Marta Mafalda
Neri Pozza
"Ho voluto lavorare su quello che resta dei luoghi quando smettono di essere soltanto nostri: frammenti, voci, odori, parole sentite da bambini e capite molto più tardi. Ho voluto che la Tonnara del romanzo fosse riconoscibile e insieme trasfigurata, fedele non alla cronaca, ma a una specie di verità emotiva."
Mi è piaciuta molto la presentazione di "Malopasso", pubblicato da Neri Pozza.
Marta Mafalda, vincitrice con "L'isola dove volano le femmine" del Premio Bagutta Opera Prima, torna in libreria con un romanzo travolgente.
La storia di Merluzzo, dieci anni, diventa metafora di un passaggio dall'infanzia all'adolescenza.
È un ragazzino sveglio, fantasioso, capace di sublimare la realtà della Tonnara, piccolo borgo di pescatori dove vive.
Ha perso il padre disperso in mare e la sua figura di riferimento è il nonno.
Immagina il paese che rappresenta l'Altrove ed è attratto da il "Malopasso", un sentiero proibito ai bambini.
L'autrice con voce genuina racconta una normalità fatta di piccole cose, rende viva la natura, fa parlare il mare, interpreta la povertà di un luogo dove la modernità non è arrivata.
Il protagonista è colui che dovrà varcare il confine, confrontarsi con sé stesso bambino, sfidare la paura.
Ad incuriosirmi un altro personaggio: l'americano.
Ho trovato molte connotazioni simboliche riconducibili alla mitologia marina.
Potrebbe essere la trasfigurazione di chi è straniero non solo geograficamente.
È colui che si ferma a contemplare l'infinito, è simbolo del mistero che ci attraversa.
Non so se le mie interpretazioni siano chiavi di lettura ma sono certa che la letteratura deve svegliare la fantasia, creare ponti tra il reale e l'immaginario.
La scrittrice ha il pregio di regalarci un sogno, una ipotesi culturale, un viaggio verso ciò che ci è proibito.
Complimenti!

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