"Bestiola"
Jonathan Bazzi
Mondadori
"Non esiste termine adatto a contenere la forma di un rapporto che viola la distinzione di specie. Tutta questa storia viene prima e dopo il linguaggio."
Ogni parola di "Bestiola", pubblicato da Mondadori, mi ha attraversata.
Ho avuto in mente che finalmente qualcuno raccontava quella parte di me che ancora non accetta la scomparsa della cagnolina Ninuccia.
Jonathan Bazzi ha spezzato il cerchio di un dolore che non si può definire, non si può condividere.
Raccontando la morte della gatta Mirtilla non solo rielabora il lutto ma mette in discussione sè stesso.
"Avevo poco più di vent’anni quando ci siamo incontrati: non ero niente, non esistevo. Buona parte della vita cosciente, insieme. Un processo a tre fattori."
Scrivere significa andare oltre l'appartenenza ad una specie, ridefinire i confini dell'Io, celebrare un sentimento che è fisico, forse ancestrale.
Affrontare lo sforzo di vivere, non nascondere il senso di inadeguatezza, il bisogno di protezione.
Mirtilla aveva ribaltato l'ordine delle priorità, era sentinella pronta a riempire vuoti e assenze.
Cosa resta?
La parola scritta che ancora una volta è salvifica.
È lo sconfinamento dell'essere che può concedersi la debolezza di amare.
È la riappropriazione di un perimetro dove abitare.
È una scala che porta in cima e giunti in alto ci si osserva con uno spirito critico diverso.
Sono grata all'autore per avermi ricordato che esistono legami indistruttibili, che le carezze, le tenerezze di un animale riempiono l'esistenza anche quando non ci sono più.

Commenti
Posta un commento