"La società senza rispetto"
Byung - Chul Han
Einaudi Editore
Stile Libero
«I lettori amano Byung-chul Han per la limpidezza del suo pensiero».
Il New York Times sintetizza con efficacia una delle tante qualità del filosofo Byung - Chul Han.
I suoi saggi, accessibili a tutti, ci regalano perle di saggezza accompagnate da riflessioni che nascono non solo dalla scrupolosa attenzione ai cambiamenti della società ma dallo studio e dal confronto con altri autori.
La sua voce è autorevole ed ha la rara capacità di proporci il problema ed invitarci a superarlo.
Già il titolo "La società senza rispetto", pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero e tradotto da Armando Canzoneri, contiene un'affermazione che ci tocca da vicino.
Partendo dall'analisi di "Una teoria della giustizia" di John Rawls, pubblicato nel 1971, l'autore ci propone il modello di "società bene - ordinata".
A questa contrappone "la società della prestazione di stampo neoliberista."
Mostra quanto questa struttura organizzativa ci abbia portato a perdere "tatto, riguardo e cortesia."
Si è perso il rispetto del sè, si è amplificata la vergogna di essere perdenti, si è confusa la relazione tra identità e alterità.
"Il rispetto di sé non dipende principalmente dalle capacità, dalle abilità e dalle prestazioni individuali. Ben piú rilevante è il legame comunitario. Anche qualcuno dotato di capacità modeste può essere rispettato all’interno della comunità a cui appartiene in virtú di interessi e ideali comuni."
Le aggressioni diffuse sperimentate anche sui social sfaldano ogni principio di serena convivenza.
Verifichiamo ogni giorno la crisi dell'autorità e la mancanza di stima reciproca.
Ancora una volta arriva la soluzione che mi ha conquistata.
Bisogna costruire una "politica dell'amicizia" che metta sullo stesso piano gli individui indipendentemente dalle condizioni sociali e culturali.
Non è un'idea visionaria ma l'unica possibilità per vivere insieme in uno spazio rispettoso, unito, libero dalle ideologie liberiste.
Un testo da leggere con attenzione perché è dal singolo che parte il cambiamento.

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