"Nella palude del padre"
Eraldo Affinati
Gramma Feltrinelli
"Paternità e maternità non possono essere questioni private. Dobbiamo pensarle in una dimensione pubblica. Semi soffiati nel vento pronti a cadere chissà dove."
Trovare le parole per parlare di "Nella palude del padre", pubblicato da Gramma Feltrinelli, non è facile.
Forte è l'emozione che accompagna la lettura di questo meraviglioso romanzo.
Un memoriale, una ricerca di radici, la necessità di riempire un vuoto esistenziale, il bisogno di forzare il silenzio del padre, la necessità di costruire una genealogia comune, di accogliere e abbracciare chi si sente esule da sé stesso.
È una foto di famiglia a scatenare un flusso verbale così denso, così profondo, così intimo.
Tre donne e due bambini, identificati come il padre e la sorella, entrambi figli illeggittimi mai riconosciuti.
Nello sguardo del bambino si coglie un'assenza, quella stessa assenza che Eraldo Affinati percepisce come propria.
La nonna, morta troppo giovane, è uno dei tasselli dai quali si dipana una narrazione intrisa di Storia.
"Una ricerca, a metà fra l'indagine esistenziale e una tentata radiografia della natura umana."
La scrittura è diretta, appassionata, capace di scavare nelle crepe dell'esistenza.
"Io e Riccardo, mio fratello, siamo cresciuti nel vuoto. È come se qualcuno avesse gettato sacchi di sabbia sul nostro passato: tonnellate d’inconsapevolezza lasciate cadere sul fuoco della passione rivelatrice."
Una frase che fa riflettere molto sulle connessioni tra genitori e figli, che vanno aldilà del comune sentire.
Che diventano eredità e quindi meritano la testimonianza.
Ma non è solo questo l'obiettivo dell'autore.
Non è casuale il suo rapporto con l'insegnamento e con l'attenzione per i giovani migranti.
È l'urgenza di riempire quel deserto affettivo, trasformarlo in amore e condivisione.
Una grande lezione di umanità accompagnata da un excursus nella letteratura, quella che fa crescere e fa diventare adulti.

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