"Il giorno del giudizio"
Jacqueline Harpman
Blackie Edizioni
È molto interessante l'antroduzione di Nicoletta Vallorani a "Il giorno del giudizio", pubblicato da Blackie Edizioni e tradotto da Chiara Elefante.
Ci permette di conoscere la personalità della scrittrice belga Jacqueline Harpman.
Nata nel 1929, ebrea psicoanalista, esule in Marocco, già in "Io che non ho conosciuto gli uomini" si distingue per una visione libertaria e femminista.
Questa nuova prova letteraria è strepitosa perché con una ironia contagiosa mette in discussione l'esistenza di un Essere superiore.
Nel libro la protagonista subito dopo la morte si trova al cospetto prima con l'Angelo e poi con il Creatore.
Un dialogo filosofico molto intrigante che rivendica la libertà di non credere.
Geniale l'idea di un Dio che pretende Amore, non prevede punizioni e ammette le sue disattenzioni nella realizzazione del progetto divino.
"Se io fossi l’autore dell’umanità, me ne vergognerei. Ma l’ha vista bene la sua opera? Il divertimento preferito dall’essere umano è palesemente assassinare il prossimo."
Mi ha colpita molto l'idea ribadita dalla donna che l'Essere Supremo è "emanazione dell'inconscio."
Un finale che vi stupirà e che mostra la forza di non lasciarsi piegare ad un credo che non si condivide.
"Quando una coscienza femminile rifiuta di riconoscere un’autorità maschile assoluta, quando rivendica la propria autonomia fino a contestare Dio stesso, è difficile non leggere in questi gesti una forma di resistenza."
Concordo con le parole di Claudia Palumbo che commenta il testo.
Vi invito a leggerlo, troverete spunti interessanti di riflessione.

Commenti
Posta un commento