"L'osceno uccello della notte"
José Donoso
Gramma Feltrinelli
Quando negli anni Settanta ho letto "L'osceno uccello della notte, edito da Bompiani, l'ho definito un lungo viaggio nella psiche.
Grazie a Gramma Feltrinelli Editore e alla bellissima traduzione di Francesca Lazzarato, il corposo testo torna in libreria.
Se è vero che confermo la mia prima impressione oggi ne apprezzo il ritmo forsennato, la complessità della relazione tra reale e fantastico, la visione di un Cile che tra grottesco e farsa cerca una sua fisionomia.
Un suggerimento a chi si avvicina a questo capolavoro della letteratura.
Non cercate una cronologia temporale ma abbandonatevi alla parola scritta.
Sono importanti gli spazi abitativi che suggeriscono un percorso labirintico, a tratti ipnotico, grottesco e surreale.
La storia del patriarca Jeronimo de Azcoitía e della moglie Inés si associa ad altre narrazioni, ad altri personaggi.
Dalla coppia nasce un essere deforme che viene rinchiuso insieme ad altri sfortunati simili con la speranza di non farlo sentire diverso.
Entra in scena il concetto di confine che è fisico e metafisico.
Si può superarlo?
Esiste uno spazio nel quale possono convivere regola ed eccezione, magia e razionalità, sessualità e identità?
E la fede che ruolo ha?
Quanto ingabbia dentro prigioni mentali?
José Donoso ha impiegato otto anni per realizzare il suo progetto che ha messo in discussione la linearità del racconto, il realismo magico e soprattutto ha descritto un mondo dove si frammentano i ruoli, diventando instabili.
Una voce che vi affascinerà e vi porterà dove non siete mai stati.

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