La piazza del Diamante"
Mercè Rodoreda
La Nuova Frontiera
Rileggere a distanza di anni "La piazza del Diamante", pubblicato da La Nuova Frontiera nella meravigliosa traduzione di Giuseppe Tavani, è stata una gioia indescrivibile.
Non credo di essere smentita se affermo che il romanzo riesce a raccontare cosa succede alla gente comune quando scoppia una guerra.
Natàlia è una giovane inesperta, ingenua.
Ha perso la madre e il padre si è risposato.
Quando Quimet le chiede di sposarlo accetta e come una bambina entra nel mondo degli adulti.
Obbediente, sollecita, sempre pronta ad assecondare i capricci del marito.
Il tempo passa, nascono due figli, la falegnameria inizia ad andare male e lei va a servizio.
Mai un lamento, la sua voce è quella di un uccellino che non sa volare.
Allo scoppio della guerra suo marito parte per il fronte.
Tempi difficili, tanta fame ma questa piccola donna resiste.
Continua a farlo con tenacia senza farsi domande.
È questa la forza del romanzo: mostrare non un'eroina ma il simbolo di una comunità di figure femminili che sono rimaste a casa e che con dignità hanno tenuto insieme le famiglie.
La scrittura è bellissima, sembra una confessione fatta a bassa voce.
Ci si commuove mentre le pagine scorrono veloci.
Un libro indimenticabile, un esempio per tutte noi.

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