"Porterò il fuoco con me"
Leila Slimani
La Nave di Teseo
Torna in libreria Leila Slimani, vincitrice del Premio Goncourt 2016.
Con "Porterò il fuoco con me, pubblicato da La Nave di Teseo e tradotto da Anna D'Elia e Anna Maria Lorusso, la scrittrice marocchina conclude la trilogia "Il paese degli altri."
Abbiamo conosciuto la scrittura febbrile, la tensione narrativa, la capacità di raccontare con onestà le conflittualità di un Paese in bilico tra tradizione e innovazione.
Il nuovo romanzo passa il testimone alla terza generazione della famiglia Belhaj.
L'attenzione si concentra su Mia e Inés, figlie della ginecologa Aisha e del dirigente Mehdi.
Mia, vissuta in un ambiente borghese comprende che è tempo di confrontarsi con sé stessa.
Il viaggio in Occidente diventa il trampolino di lancio.
Ha nel sangue il vigore della madre e della nonna, la visione moderna di una cultura che deve contaminarsi.
Diventata scrittrice affermata viene colpita da una malattia che cancella i ricordi.
L'unico modo per non cadere nell'oblio è ricomporre i frammenti del passato.
È in questa ricerca che si percepisce la dicotomia di chi ha lasciato la terra delle origini e nei nuovi spazi geografici e mentali deve trovare la propria identità.
Mi piace molto Leila Slimani perché non scade nel pietismo e nell'ovvietà.
Costruisce un percorso psicologico raffinato dove possiamo ritrovarci tutti noi, figli di una globalizzazione selvaggia che ha azzerato molte certezze.
La fermezza della protagonista, il suo bisogno di risposte, la capacità di preservare la storia delle generazioni che l'hanno preceduta sono un esempio luminoso.
Perdere la memoria è certamente una metafora che dobbiamo interpretare come una sfida.
Imparare a reinventarsi, a non avere paura delle dissociazioni, delle proiezioni della mente, dei nostri corpi, dei nostri geni.
Un romanzo meraviglioso che parla alle nostre anime, un viaggio interiore denso di simbologie.

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