"W"
Tiemen Hiemstra
Adelphi Editore
"In mezzo agli alberi compare una lucina che danza su e giù, allegra. Svolazza lentamente verso di me. Bello, un fuoco fatuo. Un fuoco fatuo che mi guiderà verso le paludi più vaste, più scure e più fangose della Terra, dove sarò condannato a vagare per il resto della mia vita, finché non renderò l’anima e di me resterà solo un puntino di luce che attirerà altri verso lo stesso destino. Anche questo è un futuro possibile."
"W", pubblicato da Adelphi Editore e tradotto brillantemente da Dafne Paris, è certamente il perfetto romanzo dell'era digitale.
È moderno, innovativo grazie ad un linguaggio che si nutre di meme e di frammenti.
Si muove volutamente su piani temporali differenti sovrapponendoli nel tentativo di trasformare la temporalità in un esercizio di stile.
Racconta l'amicizia viscerale tra due adolescenti: Olaf e W.
È un riconoscimento nella diversità, è complementarietà che incastrandosi aiuta a crescere.
È sperimentazione di "un progetto di ricerca della vita", è la risata e il gioco, è un dizionario lessicale da inventare.
Quando W. scompare sarà l'amico a dipanare tracce lasciate sul computer.
Da un lato c'è l'assenza che è vuoto, dall'altra c'è l'urgenza di confrontarsi con quell'Io dimezzato.
Hilde, fidanzata di Olaf, mi è apparsa come una controfigura che riempie gli spazi, osserva dall'esterno in attesa di una svolta narrativa.
Tredici giorni scanditi da un ritmo implacabile dall'esordiente olandese Tiemen Hiemstra.
Nel finale spiazzante l'autore lascia al lettore la possibilità di interpretare il testo.
Il ricordo è più potente della realtà, l'altro è quel doppio che lasciamo fuori, la scomparsa è metafora della giovinezza che fugge?
Leggetelo, non ve ne pentirete.

Commenti
Posta un commento