"La piccola cameriera"
Bérénice Pichat
Salani
"Ci si abitua a tutto
diceva sua madre
la sua povera mamma
Lei non intende finire
come sua madre
Ridotta allo stremo
Spremuta
Spennata
Defunta"
Pubblicato in Francia nel 2024, "La piccola cameriera" ha riscosso un grande successo grazie al passaparola dei lettori.
Arriva in Italia grazie a Salani e alla traduzione di Francesco Bruno.
Mi è piaciuta molto la struttura narrativa che attraverso versi sciolti propone un linguaggio insolito, minimalista, essenziale ma molto empatico.
Frasi brevi, molti aggettivi, una cadenza che ricorda una nenia.
Ambientato negli anni Trenta a Parigi, ha come protagonista una giovane cameriera.
È lei a raccontarsi con una semplicità disarmante.
Le strade deserte e i suoi passi sulla neve, la sporta che pesa e la stanchezza negli occhi.
Come la madre prima di lei pulisce le case dei ricchi e nell'osservarli percepisce la sua invisibilità.
Piccoli sogni come l'acquisto di una bicicletta attutiscono il freddo nelle ossa.
Un soliloquio che riesce a mettere in luce le disparità di classe.
Bérénice Pichat con grande maestria fa ruotare la trama.
Nella monotonia del quotidiano c'è uno scarto, un inciampo.
Due datori di lavoro, lui invalido di guerra, lei costretta ad occuparsi del malato, ingabbiata in un'esistenza senza speranza.
Tra la ragazza e l' uomo si instaura una complicità intrisa di dolore.
Entrambi feriti sono dimezzati, inesistenti.
Un romanzo di grande umanità che non si ferma alla superficie ma scava in profondità mostrando mondi inconciliabili, segreti e rimpianti e gli effetti tragici delle guerre.
Nella protagonista ho percepito la coscienza della propria condizione e già questa è una piccola, sommessa rivoluzione.

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