"La regina della notte"
Lukas Bärfuss
L'Orma Editore
" Non conosce sua madre. Non ha mai saputo cosa significasse «una madre», «un figlio». Parole. Concetti. Ne diffida. Per deformazione professionale. È uno scrittore."
"La regina della notte", pubblicato da L'Orma Editore e tradotto da Marco Federici Solari, non è solo la confessione di un uomo che alla morte della madre, racconta la distanza da una donna che non ha saputo amare.
È la storia di un'infanzia e di un'adolescenza di privazioni affettive ed economiche, di un padre da dimenticare perché un criminale, di una famiglia affidataria, di stenti e sofferenze.
È un'analisi spietata e lucida di una figura femminile che ignorata dalla società, costretta a lavori umilianti cerca sollievo nella notte, dove può travestirsi da regina, essere inarrivabile.
"Lei non era una madre. Era una donna pericolosa. Lo aveva cacciato di casa a quindici anni. Lasciato per strada, in mezzo ai truffatori, ai drogati, alle puttane e agli sbirri. Il ragazzino è sopravvissuto. L’uomo è diventato forte, coriaceo, duro."
Nella seconda parte del romanzo Lukas Bärfuss prova a comprendere le cause di tanta anaffettività.
"Erano davvero scelte? Era libera di compierle? Con quali mezzi?"
Da Medea a Jung cerca di interpretare questo legame che non ha mai conosciuto, ad interrogarsi sulle origini della madre.
Il suo diventa uno studio sulle comunità escluse dal consesso civile, costrette ai margini.
"Quella della guerra contro i poveri, invece, resta un mosaico di frammenti. Se mai esiste una politica della memoria su questo tema, sembra obbedire al principio del divide et impera. La persecuzione dei nomadi, l’eugenetica, l’oppressione delle donne, dei bambini e degli omosessuali, le perversioni di questo Paese continuano ancora oggi a essere considerati fenomeni distinti e solo di rado vengono messi in relazione fra loro. Non arrivano mai a comporre un quadro d’insieme."
Il romanzo subisce una trasformazione e pur non perdonando apre una breccia.
Una scrittura che da intima diventa sociale e ci interroga sul ruolo delle figure femminili nel nucleo familiare e nella società.
L'uso della prima e della terza persona singolare aiutano a rendere rarefatti la rabbia e il vuoto esistenziale.
Da leggere per imparare ad andare avanti con le proprie forze.

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