"Dove finisce il mondo"
Sheila Armstrong
SUR
"Dove, dov’è la pietà ora? Sommersa, sparita alla vista, e davvero che ne è stato del tempo, se la notizia del giorno viene ripetuta, e ruggisce come la tempesta?
Mi hanno molto colpito le parole di Eiléan Ní Chuilleanáin scelte come esergo di "Dove finisce il mondo", pubblicato da SUR e tradotto da Lorenzo Medici.
Quella ricerca di pietà è la colonna portante del romanzo.
È evidente subito quando in un paesino dell'Irlanda viene ritrovato il cadavere di un uomo.
Non è un residente nè un forestiero, non ci sono segni di riconoscimento a parte un anello.
È un corpo seduto sulla spiaggia, come in attesa.
Sheila Armstrong, vincitore della Special Mention dell'European Union for Literature, avrebbe potuto scegliere la strada del crime.
I presupposti ci sono tutti.
Vira la narrazione verso altri lidi e si concentra su coloro che sono venuti in contatto con la vittima.
Ci regala diciotto punti di vista, storie che si intrecciano in luoghi differenti.
Quello che conta è raccontare ciò che rimane dopo la morte, quali segni sono rimasti impressi.
È un tentativo di trasfigurare il decesso e riempirlo di senso.
La scrittura è sensoriale, vibrante di immagini che al mare si ispirano.
Quel mare in tempesta che potrebbe rappresentare il movimento di tante esistenze possibili.
La descrizione è dettagliata, è una carta geografica non solo dei luoghi ma anche delle anime.
L'autrice si è ispirata a un fatto realmente accaduto ma è riuscita a trasformare il mistero in una riflessione sugli incontri casuali, sulle appartenenze e sulle identità che vengono delimitate da ciò che costruiamo nei giorni trascorsi su questa terra.
Nella ricostruzione del vissuto si percepisce empatia e rispetto e quella pietas che forse oggi abbiamo dimenticato.

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