"Le bambine dell'aranceto"
Gabriela Cabezón Cámara
Sellerio Editore
"Magari ogni vita è stata provvista di una certa quantità di vertigine e a ognuno è concesso d’usarla in modo diverso."
"Le bambine dell'aranceto", pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Giulia Zavagna, racconta il mistero della trasformazione.
Prendendo spunto da un personaggio realmente esistito, il romanzo esplora la metamorfosi di una donna, che vissuta in convento fin da piccolissima, affidata alla zia badessa, sceglie la fuga per conoscere il mondo.
Da monaca a guerriero e fuggiasco in un tempo, il Cinquecento, dove non esisteva la natura fluida.
Le avventure intervallate dalle lunghe lettere alla zia creano una struttura narrativa dinamica.
La giungla è lo spazio mitologico, è la Natura che placa ed assolve.
La simbologia esplode in mille rivoli, contamina la parola, propone una sperimentazione linguistica che affascina.
Il basco, il latino, il guaraní si alternano in un gioco musicale che accentua il senso di libertà del testo.
Antonio è colui che salvandosi dalla prigionia del corpo salva a sua volta due bambine guaraní.
Il peccato e la confessione, la fede e la coercizione spirituale, gli animali e la complicità danno alla trama una tensione introspettiva.
A tratti surreale, decisamente vissuto in ogni dettaglio, il romanzo è un atto d'accusa al colonialismo e all'arroganza del potere.
Nella ribellione del protagonista leggiamo il bisogno di proporre una scelta di genere complicata e dolorosa.
Gabriela Cabezón Cámara non si sottrae al compito di rielaborare la storia attraverso una visione moderna e innovativa.
Trasforma e tesse una dimensione letteraria e umana alternativa con una scrittura visionaria, salvifica, luminosa.

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