"Il buon male"
Samanta Schweblin
Einaudi Editore
"Non riesco piú a decidere che cosa sia logico o illogico, che cosa potrebbe essere doloroso e che cosa potrebbe essere sopportabile."
Quando le esperienze diventano insopportabili bisogna "imparare a stare in piedi" da soli.
È quello che ci insegnano i racconti contenuti in "Il buon male", pubblicato da Einaudi Editore.
È necessario creare un varco che dia spazio ad una interpretazione della realtà che sia aperta al surreale.
Entrare nei meandri della mente, trovare un senso metaforico delle percezioni.
Donne in bilico, spinte verso qualcosa che le attrae.
"La pazzia ti spaventa, ti distrae, però bisogna osservarla con attenzione."
Ogni storia resta sospesa, in attesa di una rivelazione o di una soluzione che solo il lettore può scoprire.
È questo il pregio di Samanta Schweblin, la capacità di farci intuire quel mondo complesso e intrigante dove si nascondono le fratture, i terrori, le ossessioni.
Portarci in cima al dirupo e insegnarci a tornare indietro.
A ritrovare equilibrio e pace.
Una scrittura immaginifica, così suggestiva da sembrare vera.
"Era questo che faceva la poesia? Un salto in un altro posto senza muoversi da dove si è?"
La scrittrice, nata a Buenos Aires, insegnante di scrittura creativa, nel groviglio delle esistenze, riesce a trovare quell'umanità che ci aiuta a sopravvivere.
Un libro difficile da dimenticare, leggetelo.

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