"Lanark"
Alasdair Gray
Safarà Editore
Perdersi nella scrittura labirintica di Alasdair Gray significa incontrare il proprio doppio, inoltrarsi nella prateria dell'irreale, sostare nel giardino sul surreale, scalare le montagne dell'impossibile, giocare con il non senso, affrontare le incongruenze delle nostra civiltà.
"Lanark", pubblicato nel 1981, torna in libreria grazie a Safarà Editore e alla bravura del traduttore, Enrico Terrinoni.
Come suggeriva lo stesso autore il libro va letto in un certo ordine e pensato in un altro.
Come dargli torto?
Mentre si è immersi tra le pagine il tempo si ferma e l'orologio è governato da venti imprevedibili.
Due città "fluttuano incerte sul limitare del passato corteggiando il dissolvimento."
Glasgow e il suo specchio deformato, Unthank.
Provare a sintetizzare la trama è impossibile e deleterio.
Sono le scenografie, le atmosfere inquietanti, le figure di Lanark e di Duncan, le trovate oniriche, le suggestioni favolistiche, i paradossi a rendere il testo tanto intrigante.
Certamente lo scrittore riesce ad aggiungere una critica spietata ai costumi, alla frenetica involuzione del mondo.
Composite le immagini sembrano raffigurazioni del torbido disequilibrio tra ciò che è e ciò che immaginiamo.
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