"Il finimondo"
Antonio Moresco
Nutrimenti
"Tutto il giornalismo è da reinventare, e noi stiamo ancora qui a mettere selve di microfoni sotto la bocca storta di quattro palloni gonfiati che sembrano vivi e che invece sono morti."
La prima sfida che Antonio Moresco ci lancia è legata al ruolo del giornalismo nell'era contemporanea.
La seconda provocazione riguarda il rapporto tra vivi e morti.
La terza, la più destabilizzante, invita a riflettere sul valore del passato, sulla rivalutazione di personaggi e testi che hanno ancora molto da insegnare.
Usando la prima persona singolare compie un'operazione simbolica di estrema importanza.
Non delega ma si fa carico di un'esperienza che si rifà al soprannaturale.
"Il finimondo", pubblicato da Nutrimenti, è il viaggio nella città dei morti per far conoscere il mistero racchiuso nel trapasso.
"Che città inconcepibile, che città esplosa! Senza un centro, o meglio con dei centri che deflagrano continuamente e danno vita a sempre nuovi centri, come in quelle immense città orientali che si modificano e crescono a vista d’occhio."
Visionario, surreale, fantasioso il romanzo ha una forte vivacità espressiva, una dialettica metaletteraria.
Ogni incontro diventa una invenzione narrativa che attinge dalla cultura dell'autore.
Pinocchio, Hitler, Garibaldi, Freud, Dante, Maradona sono solo alcune figure che nel racconto svelano mistificazioni e assumono valenze metaforiche.
Il testo è labirintico, a tratti inquietante ma certamente sa essere una denuncia al nostro tempo, assuefatto alla dimenticanza storica, incapace di riappropriarsi dello spirito critico, obnubilato da una realtà manipolatoria.

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