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"La casa del dormiveglia" Sandro Campani Einaudi Editore

 


"La casa del dormiveglia"

 

Sandro Campani

 

Einaudi Editore 



 


"Si è sempre sentito piú sicuro con un costone a fianco, che chiude e definisce la vista, da cui si possa dedurre un sopra e un sotto."

Toschi, protagonista di "La casa del dormiveglia", pubblicato da Einaudi Editore, si dedica al lavoro nella sua fabbrica di ceramiche con grande zelo.

Cerca di essere presente nell'esistenza della moglie Federica e del figlio Giulio, ma qualcosa gli sfugge.

È come se parlasse una lingua diversa e il divorzio è una tappa necessaria, all'apparenza senza strappi.

Tutto sembra lineare ma Sandro Campani sa sorprendere il lettore creando una forte tensione narrativa.

È come quando ci si trova sul bordo di un costone di roccia e basta un alito di vento per far perdere l'equilibrio.

Un cammino narrativo dove i segni di qualcosa di incomprensibile sono disseminati dovunque.

Nella casa circondata dal mistero legato a precedenti abitanti, ai luoghi che nella loro bellezza rivelano un magnetismo inquietante, in Chiara che non sa se fuggire o restare, negli oggetti che nascondono segreti aleggia un senso di imprevedibità.

"Sembra fatta di tempo, quella luce che porta già il rimpianto delle cose che ha toccato."

Lo scrittore costruisce una trama che dilata le percezioni, attraversa la realtà come se fosse un sogno e viceversa.

Racconta la storia di un uomo qualunque e in lui simbolicamente racchiude l'impermanenza, il bisogno di essere presenti ma trasparenti, la necessità di essere produttivi e la schiavitù del tempo che passa.

Man mano che ci avviciniamo al finale vediamo una figura che perde terreno, non riconosce la sua epoca, ricompone il passato sfrangiandolo e ridisegnandolo.

Nello scontro col figlio c'è rimpianto e sconfitta, c'è la percezione che si è disperso un messaggio.

Un libro bellissimo che dice e non dice, che mostra le crepe di una società che rinnega l'esempio dei padri, che nel silenzio e nel raccoglimento cerca verità, che nell'interpretare l'ignoto si interroga su ciò che è stato, che nel concedersi la solitudine trova un nuovo modo di incedere.




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