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"Rombo" Esther Kinsky Iperborea Editore

 


"Rombo" Esther Kinsky Iperborea Editore 







"La sera del 6 maggio un terremoto scuote il circondario. 

La terra si apre, le case crollano, persone e animali vengono sepolti sotto le macerie, gli orologi sui campanili si fermano, sono le nove, serpenti neri fuggono nel fiume, sotto la vetta del monte Canin una nuvola di neve scende a valle fendendo la sera."


Segni premonitori, colori accesi, percezioni alterate.

È come se la Natura anticipasse il disastro.

Ester Kinsky vuole prepararci all'inevitabile attraverso una scrittura realista, foriera di accenni tragici.

Quando il terremoto cambia i connotati geografici del paesaggio ci si aggrappa alle parole.

Uniche presenze che resistono alla devastazione.

Insieme ai suoni, alterati, ingigantiti.

Ai ricordi dei sopravvissuti, frammentari, confusi.

"Rombo", pubblicato da Iperborea Editore grazie alla traduzione di Silvia Albesano, ha risonanze poetiche che attraverso impeccabili descrizioni creano un'atmosfera rarefatta.

L'evento tellurico è pretesto per coniugare azione e reazione, per sperimentare qualcosa che va aldilà della comprensione umana.

La comunità ha origini arcaiche, si è nutrita del rapporto con la Terra.

Lo spaesamento nasce dalla frattura con le certezze del passato.

Il nuovo paesaggio intimorisce e disorienta, mostra il selvaggio e mostruoso volto di un presente scheggiato.

Storia, antropologia, mito si confondono in una rappresentazione scenica di forte impatto emotivo.

La scrittrice ha una voce pura, intrisa di simbologie, capace di restituire la memoria.

Attraverso l'interpretazione emotiva dei personaggi si costruisce l'architrave di un romanzo potente.

Siamo travolti da qualcosa di unico, testimoni silenziosi di una sciagura che ci accomuna tutti.

Italiani, sloveni si abbracciano metaforicamente in attesa di una tregua.


"Com’era il paesaggio prima? Di colpo la gente l’ha dimenticato e lo cercherà nei sogni, per anni – che aspetto aveva il terreno prima dello squarcio, prima dei cocci, delle macerie, dei segni di trascinamento, il terreno sotto i piedi, giorno dopo giorno? Il terreno della vita quotidiana diventa un luogo disturbato, in cui ciascuno cerca quello che ha perduto, tastando, scrutando, tendendo l’orecchio."


Resta il respiro affannoso gravido di malinconia di chi resta e non potrà più dimenticare.


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