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"Le cugine" Aurora Venturini SUR

 

"Le cugine" Aurora Venturini SUR





"A volte penso che siamo un sogno o un incubo che si realizza giorno per giorno e da un momento all'altro non esisterà più, non apparirà più sullo schermo dell'anima per tormentarci."

 

Una scrittura corrosiva, un flusso inarrestabile che cerca di fare ordine nel disordine.

Prova a scarnificare la rabbia, a trasformarla da grumo incandescente a materia di riflessione.

Senza filtri che possano abbellire la realtà, placarla, offrirla per quello che non è.

"Le cugine", pubblicato da SUR e tradotto da Francesca Lazzarato, ha la bellezza di ciò che è inaccettabile, la lucidità, la potenza, la fierezza dell'onestà intellettuale.

Ha la forza di raccontare la diversità e la sua fatica senza edulcorazioni.

Di penetrare nella difficoltà dell'esistenza di chi da tutti è considerato inadeguato.

La famiglia López è emblema della disfunzione familiare, è l'assenza dei maschi che fuggono di fronte alle prove complesse.

È la madre, la nonna, la zia insieme a tanti personaggi secondari che ruotano intorno alla voce narrante.

Yuna, indimentabile cantastorie, implacabile giudice, testimone di uno sfacelo sociale.

Bambina che da subito comprende di non essere normale e accanto a lei Betina, la sorella: due errori della natura.

Eppure questa ragazzina con notevoli problemi di linguaggio non riesce a piegarsi alla sorte avversa.

I colori, i disegni, gli scarabocchi sono segno della sua esistenza e della sua forza di volontà.


"Torno ai miei cartoni e dipingo i miei sentimenti e dubbi e singolari riflessioni sulla vita, il divenire e la morte."

 

Aurora Venturini ha una cifra dialettica e stilistica assolutamente autonoma.

Scarna la punteggiatura, un linguaggio pungente, colloquiale, una verbosità aggressiva, invadente, destabilizzante.

Queste e tante altre caratteristiche la rendono speciale, portatrice di una sperimentazione lessicale e formale molto interessante.

Questa rigidità apparente nasconde una equilibrata modulazione sentimentale ma anche un profondo senso di inappartenenza.

La sua è ribellione a canoni estetici, è la voglia di proporre moduli stilistici differenti.

Si sente un'emozione trattenuta a stento come se non le sia concesso cedere.

 

"Trattenni una lacrima che era sul punto di rotolare con fragore sul pavimento perché sarebbe stato il lacrimone gigante che non avevo mai pianto."

 

Suggerisco di leggere la prefazione di Mariana Enriquez e la postfazione di Francesca Lazzarato dopo aver terminato il romanzo ed essersi concessi un tempo di assimilazione.

Fidatevi, comprendere il perchè.

Un viaggio che scinde corpo e mente, evidenzia la frattura tra ciò che si è e ciò che si sogna.

Indispensabile per mettere in discussione la nostra idea bigotta di femminilità.

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