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"Palermo di chitarra e coltello" Giuseppe Sottile Einaudi Editore Stile Libero

 


"Palermo di chitarra e coltello"

 

Giuseppe Sottile

 

Einaudi Editore Stile Libero 



 


"Fate largo, se potete, alla Sicilia delle storie fragili, sminuzzate dal tempo e dalla lontananza. Poi, armati d’amore e di tenerezza, arrampicatevi in quel pizzo di montagna dove quattro picciottelli con gli strumenti in mano avvampavano di sogni e ambizioni."

Il giornalista Giuseppe Sottile ci conduce nella Sicilia degli anni Cinquanta a Gangi, paesino delle Madonie.

Luogo dove studiare non era un diritto e per concedersi questo lusso bisognava trasferirsi a Pedara al Collegio dei Salesiani.

L'obiettivo era quello di prendere i voti.

Sarà l'amore adolescenziale a far desistere lo scrittore e il ritorno in paese è una delusione per il padre, che conosce stenti e sacrifici.

La vita paesana viene illuminata dai ricordi, dalla musica, dai sogni.

"Palermo di chitarra e coltello", pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, non è solo un memoriale.

È l'analisi sociologica dei cambiamenti subiti da una terra di agricoltori e piccoli artigiani.

È l'esperienza al giornale durante le guerre di mafia, sono i personaggi che animano le pagine, i luoghi, le trattorie, i mercati.

È l'anima siciliana tragediatrice, è l'ironia sorniona, è la complicità dei politici, le stragi di Capaci e via D'Amelio.

Sono i nomi dei capi e dei loro galoppini.

È il ruolo del giornalismo:

"Com’erano i nostri occhi mentre, dietro le pareti di vetro de «L’Ora», guardavamo non solo i fiotti di sangue che ammorbavano i quartieri disperati, da Ballarò alla Vucciria; anche quelli che mascariavano la magnificenza della città inventata, nel secolo d’oro, dagli Arabi e dai Normanni e assediavano l’impero della bellezza che re Ruggero aveva fissato nei mosaici della Cappella palatina, nel duomo di Monreale e nelle mani benedicenti del Cristo Pantocratore."

È lo sguardo impietoso dell'uomo che si chiede che fine hanno fatto i fasti della sua città.

C'è amarezza ma non rassegnazione.

"Palermo ha bisogno, necessità e urgenza di scoprire il proprio Genio. Un demone o un angelo: purché fantasioso, tenace, caparbio e orgoglioso e, soprattutto, in grado di riversare anche sulle cose piú semplici una balsamica rapsodia di luce e di porpora."

Un testo colto, divertente, lucido e bellissimo.

Che aspettate a leggerlo?



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