"Pavlova e l'ombrello bianco"
Brian Sewell
Einaudi Editore
Immaginate un inglese in viaggio in Pakistan che colpito da una giovane asina bianca decide di portarla con sé a Londra.
Decide di chiamare l'animale Pavlova, in onore della "splendida ballerina russa morta proprio il giorno in cui Mr B era nato."
Inizia così l'avventura divertente e tenera scritta da Brian Sewell.
"Pavlova e l'ombrello bianco", pubblicato da Einaudi Editore, tradotto da Benedetta Gallo e illustrato da Sally Ann Lasson, è una meravigliosa favola, un viaggio mitico, una lezione di vita.
Tante peripezie e personaggi ben tratteggiati rendono il romanzo molto gradevole.
Il farmacista, il trafficante di droga, il poeta persiano, il venditore di libri rappresentano l'umanità variegata che popola il mondo.
Le città, i paesaggi, le conversazioni, la passione per la storia antica, i riferimenti storici e letterari creano un'alchimia magica.
Nell'antica Asfahn "Mr B trovò solo vestigia di giardini e vecchi canali, e rovine di edifici un tempo meravigliosi caduti in disuso, e per lo piú rimase seduto all’ombra a meditare in poetica contemplazione mentre Pavlova rimaneva seduta e nient’altro."
Accanto alla bellezza del monte Ararat si percepisce il disagio per la fine di una cultura millenaria.
Colpisce la sintonia tra uomo e animale, la capacità di comprendersi indipendentemente dalle parole.
"Cominciò a chiedersi se la specie umana non avesse sempre sottovalutato l’intelligenza degli asini, e giunse alla conclusione che questi animali non sono affatto stupidi come supponiamo che siano."
Un romanzo educativo con un finale commovente, una scrittura semplice, delicata, un itinerario culturale da non perdere.

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