"Malinconia dei confini"
Mathias Enard
Edizioni e/o
"L’autunno prendeva le sue tinte vespertine, le sue sembianze da apocalisse e l’infanzia così lontana rispediva i suoi terrori verso quella giornata grigia che non riusciva più a sorgere del tutto, che esitava per ore fra luce e ombra, fredda come la memoria."
Leggere "Malinconia dei confini", pubblicato da Edizioni e/o e tradotto da Yasmina Melaouah, significa attraversare spazio e tempo, entrare in una dimensione dove la memoria si fa ricerca, dove la Storia è un album di foto, dove la città assume i colori delle stagioni.
Il libro è il primo di un ambizioso progetto letterario che partendo dai quattro punti cardinali propone un viaggio artistico, culturale, introspettivo.
Non è casuale la citazione dei versi della poetessa peruviana Blanca Varela:
“Là dove tutto finisce, apri le ali"
Per comprendere il messaggio profondo di Mathias Enard ho cercato di capire la relazione tra fine e volo.
Ma quella fine è una battuta d'arresto, è il tentativo di aprire un varco, scardinare i confini fisici e mentali, andare oltre attraversando la malinconia.
Volgere lo sguardo in alto, sorvolare con consapevolezza il passato, imparare ad abitare il presente.
"Vagabondare era il solo modo di esplorare i margini, le marche della letteratura e degli imperi, i campi dove riposano i guerrieri, letteratura dei limiti e poesia dei confini."
Vagabondare senza pesi, zavorre, pregiudizi.
Imparare da ciò che ci ha preceduto convinti che saremo noi a spezzare le catene della violenza.

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