"Belle lettere"
Domenico Starnone
Einaudi Editore
"Per tutta la vita non ho nutrito nessuna particolare affezione per il reale, anche se ho finto spesso di amare la vita vera, di interessarmene con grande umanità. Bugie, appunto. Di fatto, tra mille contraddizioni, mi sono sempre occupato di vita finta e ho sentito la realtà come un disturbo umiliante."
Ho colto nei racconti proposti in "Belle lettere", pubblicato da Einaudi Editore, la frattura tra reale e fantastico.
I personaggi si muovono in un mondo dove è l'immaginazione a regnare.
È divertente osservarli mentre si aggrappano all'inesistente per non crollare di fronte alla banalità della vita.
Nelle fragilità del giovane che non riesce a laurearsi, nel nonno che si dispera per la perdita della nipotina, nel vecchio che non sa contenere la rabbia di fronte ad un torto subito ci siamo noi che temiamo di crollare, eccedere, sbagliare.
Domenico Starnone narra la dilatazione dei sensi, la creatività non compresa, il senso di spaesamento.
C'è un filo che lega tutte le storie, come un'attesa che si sviluppa nel finale mai davvero concluso.
Tocca a noi dare una svolta alla trama, identificarci o scansarci, convinti che il nostro quotidiano sia inossidabile, brillante.
I riferimenti letterari, i ricordi d'infanzia, gli amori adolescenziali si ammantano di una bellezza che commuove.
Ho percepito molta nostalgia e un velo di malinconica tenerezza.
"Siamo pieni di snodi fragili: qualcuno esagera senza volerlo, qualcosa sbanda."
Basta ricordare questa frase e andare avanti cercando sempre quel guizzo di originalità, di deragliamento che amplifica il nostro modo di vedere noi stessi e gli altri.
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