"Come sorelle"
Elisa Bellero
Edizioni e/o
«Cuore, perché vacilli? Perché lacrime mi bagnano la faccia e sono divisa fra ira e amore?».
Le parole di Seneca tratte da "Medea", perfettamente rappresentano i sentimenti contrastanti che dominano in "Come sorelle", pubblicato da Edizioni e/o.
Due bambine che vivono insieme non solo legate dalla parentela.
Un legame che le protegge dalla cattiveria di Matrigna, dalla monotonia del borgo.
Siamo negli anni Trenta in provincia di Verona.
La fede alla Madonna nera, i segreti condivisi, le risate e i pianti, un'unione che nasce spontanea come un atto di resistenza ad una famiglia sghemba che predilige il figlio maschio.
Teresa è colei che racconta e colei che resta quando la vita le separa.
E quell'assenza è una brace che cova e diffonde rabbia e rancore.
Teresa Bellero usa molto il dialetto e non credo sia una scelta esclusivamente linguistica.
In quei suoni aspri, nelle parole tronche viene rappresentata una realtà asfittica, sempre uguale.
Padre e zio sono due comparse in un teatro dove domina un femminile aggressivo e non inclusivo.
La religione è infarcita di superstizione, gli animali sono povere vittime di una ferocia che non trova sfogo.
Nelle parole di Teresa si percepisce il vuoto, la mancanza di un punto fermo.
Mentre i ricordi si fanno pungenti il tempo scorre inesorabile lasciando opachi segni di qualcosa di irraggiungibile.
L'autrice costruisce una struttura narrativa dove le ombre invadono la luce ma in quel legame spezzato viene idealmente sublimato un vincolo incancellabile, qualcosa che rode e consola, distrugge e al contempo tiene in vita.
Il racconto è metafora di ciò che sfugge al nostro controllo, che si allontana inseguendo il vento.

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