"Il manoscritto di Brodie"
Jorge Luis Borges
Adelphi Editore
"I miei racconti, come quelli delle Mille e una notte, intendono distrarre o commuovere e non persuadere."
Rileggere a distanza di tanti anni "Il manoscritto di Brodie" è stata un'esperienza esaltante.
Ne ho colto ciò che mi era sfuggito perché troppo giovane e più attenta alle sfumature labirintiche, molto influenza da "Finzioni".
Oggi il testo riproposto da Adelphi Editore nella splendida traduzione di Lucia Lorenzini mi appare come una luminosa lezione sul destino.
Gli undici racconti nella essenzialità di una lingua meno ampollosa, sono linee che scorrono parallele come fiumi calmi che tornano alla foce.
L'autore ormai settantenne quasi cieco sente l'urgenza di lasciare un messaggio universale.
Nei suoi personaggi c'è una tensione palese, un conflitto che sfocia in azione.
Dal pensiero surreale e metafisico torniamo sulla terra tra figure che incarnano un vissuto complesso.
Non ci sono eroi ma uomini che ogni giorno si confrontano con il quotidiano.
A parte qualche eccezione le donne riflettono la cultura del tempo.
La loro sottomissione è come una necessaria rassegnazione al loro ruolo.
L'America latina non è una cartolina ma l' immagine di un paese che ancora deve liberarsi dal peso della violenza e dell'aggressività.
Leggetelo e imparerete che la scrittura è uno strumento che rappresenta chi siamo.
Cambia tonalità, si placa ma costruisce un immaginario che nell'accostamento con il reale diventa voce indimenticabile ed eterna.

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