"Ejzen Opera buffa"
Guzel' Jachina
Edizioni e/o
"Lui, il regista sovietico più famoso in Occidente, allevato per l’esportazione ma col divieto di espatrio. Lui e i suoi due Premi Stalin, lui e i suoi vecchi film distrutti, lui che non poteva girarne di nuovi."
Chi ha amato la genialità cinematografica di Sergej Michajlovic Eizenstejn non può perdersi "Ejzen Opera buffa", pubblicato da Edizioni e/o e tradotto da Claudia Zonghetti.
Le 575 pagine non devono intimidire perché il romanzo si legge come un viaggio nella mente di un uomo complesso, dalla personalità forte, spesso ambiguo, decisamente originale.
"Fin dai primi secondi di conoscenza l’interlocutore era come stordito dal carisma di Ejzen, che era capace di gioire senza freno, di arrabbiarsi fino a imprecare, di scherzare in modo sfacciato e di fare il pagliaccio fino all’imbarazzo."
La scrittrice russa Guzel' Jachina sa dosare umorismo e grottesco, realtà e finzione calibrando con intelligenza gli ingredienti letterari.
Potrebbe essere una biografia romanzata ma ci sono tratti che scandagliano l'anima del protagonista, rendono alla perfezione il suo carattere sanguigno.
Divertentissimo il rapporto con la madre che da conflittuale si trasforma in una farsa teatrale.
Molto azzeccato l'uso del diminutivo perché rende perfettamente il vulnus infantile che il cineasta vorrebbero scrollarsi di dosso.
Delineati i grandi amori del protagonista: disegno e teatro.
"Due erano i pagliacci che aveva dentro di sé, uno che rideva e l’altro che piangeva: uno era per il prossimo, l’altro per se stesso."
Questa sfaccettatura è il nucleo centrale della narrazione.
Vi avviso che riderete tanto e al contempo sarete sorpresi nel provare sentimenti contrastanti.
È questo l'obiettivo: mostrare le alchimie contraddittorie di un uomo che ha creato capolavori.

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