"Dj Bambi"
Audur Ava Òlafsdóttir
Einaudi Editore
"Non chiedo tanto.
Solo un corpo che mi assomigli.
Tutto qui."
"Dj Bambi", pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Stefano Rosatti, arriva in libreria nel momento in cui non c'è spazio per la libertà individuale.
È necessario e indispensabile leggerlo perché finalmente ha il coraggio di raccontare cosa significhi nascere nel corpo sbagliato.
Lo fa con quella dolcezza e ironia che contraddistingue i romanzi di Audur Ava Olafsdóttir.
Ho avuto la fortuna di leggere tutte le sue opere e in ognuna ho imparato a non giudicare, a guardare il mondo con animo puro.
Fin dalla prima pagina ci si affeziona a Logn e in quel desiderio di diventare donna percepiamo la sofferenza di un percorso non facile insieme alla determinazione di portare a termine la sua scelta.
Nel suo modo di porsi rispetto a sé stessa e agli altri, nell'attenzione alle piccole quotidianità, nella spontaneità delle sue parole, nell'autoironia contagiosa cogliamo una sensibilità e una forza interiore che stordisce.
Rifiutata dalla famiglia, osservata come un animale raro, innamorata della moglie che è come un modello, desiderosa di fare la nonna pur nei momenti di sconforto riesce a trovare la forza di reagire.
La sintonia con il fratello gemello così silenzioso e così vigile sulle sorti della sorella regalano una complicità che si chiama amore.
Non una confessione né uno sterile compatimento ma il desiderio di testimoniare il suo vissuto.
Si piange e si ride e nelle tante sfumature di una scrittura impeccabile, attenta alla musicalità del fonema, diretta come fosse una chiacchierata tra amici ci sentiamo intimamente legati alla protagonista.
Sappiamo che la sua storia suggella e sublima un bisogno che va rispettato.
Bisogna promuoverlo per dare coraggio a chi si trova ad affrontare lo stesso complicato bivio.

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