"Villa Solitudo"
Francesco d'Ayala
Atlantide
"A Vienna, oltre a uomini interessanti, si incontravano anche donne dal fascino soprannaturale che attiravano gli sguardi di tutti i presenti: su tutte, le dee della città erano Lou von Salomé e Alma Schindler. Filosofa la prima, compositrice e musa di Klimt la seconda, entrambe spiriti liberi."
Chi ha letto "Romanzo per due rivoluzioni", conosce la competenza storica di Francesco d'Ayala.
La nuova prova letteraria, "Villa Solitudo", pubblicato da Atlantide, ci restituisce la Mitteleuropa fin de siécle dando voce alla sua bisnonna Giulia.
Il romanzo è una biografia romanzata che tratteggia i fermenti culturali e politici di un'epoca.
È la storia di una donna intraprendente che porta stampato sulla pelle un trauma vissuto da ragazzina.
C'è un forte contrasto tra Vienna con il suo splendore e la Storia che avanza con la sua tracotante violenza.
Lo scrittore riesce ad equilibrare pubblico e privato attraverso una descrizione degli eventi vivida e imparziale.
Chi è Giulia?
Curata da Freud, amica di Klimt, Marinetti, Brecht, amante e amica, appassionata e spavalda si muove con grazia.
Gli amori, le amicizie, il rapporto complicato con i figli, la distanza dalla mentalità della famiglia d'origine si stratificano, si incastrano in una narrazione perfetta.
Ma il suo corpo è spezzato e nella dimora dove si rifugia finalmente può andare indietro nel tempo.
Rivedere come in un film le luci e le ombre della sua generazione, provare a lasciare liberi i rimpianti, a impadronirsi dei ricordi.
Quel passato a lungo rimosso chiede attenzione, diventa presente, invade gli spazi.
Sentiamo il tormento interiore della protagonista, ne percepiamo il disagio, accogliamo la sua fragilità.
Una prosa elegante, mai saccente, un linguaggio colto e al contempo intimo.

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